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PAGAMENTO DELLA RETRIBUZIONE E TRACCIABILITA'

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 Con la Legge di Bilancio 2018, L. 205/2017, il Legislatore ha sancito espressamente il divieto di corrispondere la retribuzione, o anticipi di essa, in danaro contante, qualunque sia la tipologia del rapporto di lavoro instaurato: subordinato, di collaborazione o con soci di cooperative, a far data dall'1 luglio 2018.
Al fine di garantire la tracciabilità, è imposto l'utilizzo di specifici mezzi di pagamento, quali il bonifico bancario, gli strumenti di pagamento elettronici o l'assegno consegnato al lavoratore, o ad un suo delegato in caso di comprovato impedimento.
L'unica forma di pagamento in contanti è concessa, a mezzo di deposito del denaro stesso presso lo sportello bancario o postale, ove il datore di lavoro abbia aperto un conto corrente di tesoreria con mandato di pagamento.
La ratio della norma è quella di garantire ai lavoratori il percepimento, effettivo, di una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro prestato e, comunque, sufficiente ad assicurare, a se ed alla sua famiglia, un'esistenza libera e dignitosa, nel rispetto dell'art. 36 Cost. ed in applicazione dei minimi retributivi previsti dal CCNL di riferimento.
Sempre in tema di retribuzioni, la Legge di Bilancio chiarisce che la firma apposta dal lavoratore sulla busta paga non costituisce prova dell'avvenuto pagamento della retribuzione.
Tale disposizione non costituisce una novità, ma piuttosto una presa d'atto della Giurisprudenza già consolidata in merito, producendo, al contempo, l'effetto di enfatizzare il principio di tracciabilità.
Dall'1 luglio 2018 in poi, infatti, l'unica prova della corresponsione della retribuzione sarà rappresentata dall'attestazione di avvenuto pagamento, con le modalità indicate dal legislatore.
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IL TRATTAMENTO DEI DATI PERSONALI DEI DIPENDENTI CUI È STATO ASSEGNATO UN TELEFONO AZIENDALE

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Contribuisce nel fare chiarezza rispetto al tema della legittimità dei controlli esercitabili dal Datore di lavoro sugli strumenti aziendali con particolare riferimento al telefono aziendale, la pronuncia dell'Autorità Garante per la Protezione dei dati personali dello scorso 11 gennaio 2018, in relazione ad una richiesta di verifica preliminare ai sensi dell'articolo 17 del Codice, richiesta da una azienda operante anche in Italia, in merito al trattamento di dati personali dei propri dipendenti cui sia stato assegnato un telefono aziendale.
Il trattamento, secondo l'azienda avrebbe la finalità di controllo delle fatture del provider del servizio telefonico, nonché di analisi dell'andamento complessivo dei consumi in modo da valutare nel tempo l'adeguatezza del contratto con il provider, con l'obiettivo di ridurre i costi aziendali e ottimizzare la qualità del servizio nonché rilevare eventuali situazioni anomale di consumi.
Nello specifico, il trattamento avrebbe ad oggetto informazioni di dettaglio relative alle chiamate in uscita e, in alcuni casi (telefonate in roaming), anche in entrata, sulla base della periodicità della fatturazione bimestrale.
Secondo l'Autorità, in base alla normativa in materia di protezione dei dati personali, per il conseguimento delle finalità legittimamente perseguite potranno formare oggetto di trattamento solo i dati necessari, pertinenti e non eccedenti (artt. 3 e 11, comma 1. lett. d), del Codice).
Pertanto, sotto questo profilo, potranno essere considerati ai fini del trattamento solo quei dati che costituiscano delle specifiche voci di spesa all'interno della fattura comportando un impatto sui costi effettivamente sopportati dalla società, alla luce della tipologia di tariffazione prescelta.
Quanto alla conservazione dei dati relativi al traffico telefonico al fine di omogeneizzare i tempi di conservazione per finalità di fatturazione alla luce della richiamata disciplina dettata dal Codice in tale ambito, risulta giustificata la conservazione da parte della società dei dati per finalità di "controllo sulle fatture", anche in vista di contenimento dei costi o di eventuali contestazioni, entro un limite temporale non superiore comunque ai sei mesi.
Pertanto, il Garante dopo ampio ragionamento, prescrive che le Società allorché intendano svolgere dei controlli per il contenimento dei costi sui telefoni aziendali in uso ai dipendenti lo possano fare purché entro i seguenti limiti:
1) Potranno essere considerati ai fini del trattamento solo quei dati che costituiscano delle specifiche voci di spesa all'interno della fattura comportando un impatto sui costi effettivamente sopportati dalla società, alla luce della tipologia di tariffazione prescelta.
2) commisurino i tempi di conservazione dei dati trattati entro un limite temporale non superiore comunque ai sei mesi;
3) adottino un disciplinare interno per regolare sia le condizioni di utilizzo delle sim, sia gli altri profili relativi ai trattamenti che si intendono effettuare;
4) adottino le tecniche di cifratura e di anonimato, ovvero Il file sul quale, a cura dell'incaricato della società, sono memorizzati i dati estratti dal portale del fornitore del servizio di comunicazione elettronica dovrà essere protetto mediante opportune tecniche di cifratura.
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APPRENDISTATO PROFESSIONALIZZANTE: QUANDO LA FORMAZIONE NON È NECESSARIA

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Con la risposta ad interpello n. 5/2017, il Ministero del Lavoro ha fornito la propria interpretazione dell'art. 47, co.4, D. Lgs. n. 81/2015, concernente le ipotesi di assunzione in apprendistato professionalizzante, senza limiti di età, di lavoratori beneficiari di indennità di mobilità o di un trattamento di disoccupazione ai fini della loro qualificazione o riqualificazione professionale.
In particolare, al Ministero è stato chiesto di chiarire se il datore di lavoro sia tenuto ad erogare la formazione di base e trasversale di cui all'articolo 44, co. 3, D.Lgs. n. 81/2015, anche in caso di assunzione di soggetti di età maggiore di 29 anni che, a seguito di pregresse esperienze lavorative, abbiano già avuto modo di acquisire la suddetta formazione, ovvero nelle ipotesi di assunzione di lavoratori che abbiano già seguito percorsi formativi nell'ambito di un precedente contratto di apprendistato professionalizzante.
Il citato art. 44 D.Lgs. n. 81/2015 prevede infatti, che "La formazione di tipo professionalizzante, svolta sotto la responsabilità del datore di lavoro, è integrata, nei limiti delle risorse annualmente disponibili, dalla offerta formativa pubblica, interna o esterna alla azienda, finalizzata alla acquisizione di competenze di base e trasversali per un monte complessivo non superiore a centoventi ore per la durata del triennio [...]".
Ciò premesso, il Ministero richiama le Linee Guida in materia di apprendistato professionalizzante del 20 febbraio 2014, a mente delle quali la formazione di base e trasversale deve indicativamente avere come oggetto una serie di competenze di carattere "generale", che prescindono dalla specificità delle mansioni svolte.
Queste competenze afferiscono, in via esemplificativa, a nozioni riguardanti l'adozione di comportamenti sicuri, l'organizzazione e la qualità aziendale, la capacità relazionale e comunicazionale, le competenze digitali, sociali e civiche, elementi di base della professione ecc.
Per questa ragione, secondo il Ministero, tale tipologia di formazione non deve essere nuovamente erogata a quei lavoratori che abbiano già acquisito tali nozioni di base in virtù di pregresse esperienze lavorative.
Ciò in ragione del fatto che quella in commento costituisce una fattispecie di apprendistato professionalizzante del tutto peculiare, caratterizzata dalla finalità primaria di assicurare il reinserimento di soggetti momentaneamente estromessi dal mercato del lavoro, a prescindere dalla loro età anagrafica. Dunque si tratta di un istituto dettato da scopi di politica attiva più che da finalità formative.
In considerazione di tale aspetto, il Ministero – richiamando la precedente risposta ad interpello n. 21/2012 - chiarisce come sia già stato evidenziato che la possibilità di assunzione in apprendistato di lavoratori iscritti nelle liste di mobilità (adesso estesa anche ai beneficiari del trattamento di disoccupazione) costituisca una disciplina speciale.
Pertanto, analogamente si deve ritenere non necessaria l'erogazione della suddetta formazione nell'ambito di un nuovo contratto di apprendistato professionalizzante, qualora l'apprendista sia già in possesso di un attestato relativo alle competenze di base e trasversali, acquisite anche in virtù di un precedente contratto di apprendistato.
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