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Attività Non-Core: Rischi e Soluzioni

Prevenzione e compliance: gli strumenti per gestire l’esternalizzazione in sicurezza

Mai come in questo momento storico l’attenzione verso le pratiche illecite negli appalti di lavoro rappresenta un tema centrale nel dibattito giuslavoristico. La risposta del legislatore si concretizza nel rafforzamento degli strumenti di tutela, prevenzione e contrasto sistematico allo sfruttamento lungo l’intera catena di appalti e subappalti, fenomeno che ha indotto taluni operatori a varie forme di distorsioni concorrenziali e violazioni dei diritti dei lavoratori.

Tutti gli operatori del diritto, sia pubblici che privati, devono necessariamente comprendere le nuove dinamiche, tra cui l’utilizzo di società prive di effettiva autonomia operativa, il ricorso a manodopera irregolare e la manipolazione delle procedure di gara, al fine di prevenire responsabilità e garantire un’adeguata tutela ai lavoratori coinvolti.

I rischi derivanti da tali pratiche possono essere molteplici e di particolare gravità: sanzioni amministrative che possono raggiungere i 10.000 euro per singolo lavoratore; responsabilità penali ai sensi dell’art. 603-bis c.p.; esclusione dagli affidamenti pubblici fino a 5 anni; interdizioni all’esercizio dell’attività; obbligo di stabilizzazione dei lavoratori coinvolti in rapporti illeciti; responsabilità solidale per retribuzioni e contributi secondo l’art. 29 del D.Lgs. 276/2003; sequestro preventivo dei beni aziendali e molte altre conseguenze sanzionatorie.

Riconoscere e contrastare efficacemente gli appalti illeciti richiede competenze altamente specialistiche, con particolare riferimento alle metodologie investigative sviluppate dal talune Procure della Repubblica.

In tale contesto appare fondamentale comprendere il nuovo quadro normativo introdotto dal D.L. n. 19/2024, successivamente convertito in Legge n. 56 del 29 aprile 2024, che ha profondamente modificato il sistema sanzionatorio in materia di appalti, distacchi e somministrazioni illeciti, ampliando significativamente le responsabilità e gli obblighi di vigilanza anche in capo ai committenti intermedi.

Distinguere tra appalti genuini e interposizione, rappresenta uno dei nodi più complessi dell’intera materia.

L’interposizione illecita di manodopera si configura quando un soggetto (interposto) fornisce lavoratori a un’impresa utilizzatrice, senza avere una reale organizzazione imprenditoriale autonoma e assumendo il ruolo di mero intermediario nella fornitura di prestazioni lavorative.

Tale fenomeno si distingue dall’appalto genuino per l’assenza di effettiva autonomia operativa, organizzativa ed economica dell’interposto, che si limita a reclutare e mettere a disposizione manodopera senza assumere il rischio d’impresa né esercitare un vero potere direttivo sui lavoratori.

L’interposizione illecita è vietata dall’ordinamento in quanto elude la disciplina del rapporto di lavoro subordinato e delle sue tutele, compromettendo i diritti dei lavoratori e creando distorsioni concorrenziali nel mercato.

Per contro, l’appalto genuino presuppone necessariamente un’organizzazione imprenditoriale autonoma, dotata di mezzi propri e di effettiva capacità organizzativa, che assume il rischio economico dell’operazione.

Più soggetti possono utilmente collaborare, scambiando informazioni e competenze giuridiche, tecniche o investigative, oppure esercitando congiuntamente attività di controllo, specialmente nei settori maggiormente vulnerabili come la logistica, dove nel 2024 circa il 60% delle indagini condotte dall’INL ha riguardato fenomeni di intermediazione illecita e sfruttamento.

Le parti coinvolte possono adottare sistemi di compliance adeguati, implementare protocolli di vigilanza condivisi, effettuare due diligence approfondite su fornitori e subappaltatori, avvalersi dell’assistenza di consulenti specializzati e sviluppare modelli organizzativi conformi alla normativa vigente, al fine di circoscrivere le responsabilità in base all’effettivo coinvolgimento nella catena degli appalti.

Tra le nuove forme di appalto illecito emergono meccanismi particolarmente sofisticati basati su piattaforme digitali e sistemi di gestione informatizzati che eterodirigono lavoratori di società apparentemente autonome, svuotando di fatto l’autonomia imprenditoriale degli appaltatori.

L’interesse legittimo dei committenti può essere gravemente compromesso da subappalti solo formalmente leciti, caratterizzati da segnali critici quali la sproporzione tra corrispettivo pattuito e costo effettivo del lavoro, l’assenza di reale autonomia operativa, l’integrazione funzionale dei lavoratori nell’organizzazione del committente e la mancanza di una struttura imprenditoriale effettiva.

In alternativa o in aggiunta alla vigilanza diretta, le imprese possono adottare strategie di esternalizzazione controllata.

I contratti possono opportunamente prevedere clausole di garanzia e controllo sui fornitori, finalizzate a verificare il rispetto delle norme giuslavoristiche, monitorando attentamente fattori di rischio quali l’eccessiva standardizzazione dei processi, l’integrazione funzionale dei lavoratori e la sproporzione tra corrispettivi pattuiti e costi effettivi del lavoro.

Sia la vigilanza diretta che l’esternalizzazione controllata rappresentano strumenti particolarmente utili per soddisfare le esigenze di compliance aziendale, garantendo ai lavoratori vittime di sfruttamento la riqualificazione del rapporto con il soggetto che ha effettivamente utilizzato le prestazioni lavorative.

Il sistema sanzionatorio prevede sanzioni amministrative e penali proporzionate alla gravità delle violazioni accertate.

Le sanzioni amministrative si applicano principalmente a violazioni di carattere formale; sul piano penale rilevano il reato previsto dall’art. 603-bis c.p., l’evasione contributiva aggravata, la truffa ai danni dello Stato e, nei casi più gravi, l’associazione per delinquere.

L’intervento normativo mira specificamente a contrastare lo sfruttamento lavorativo, con l’art. 603-bis c.p. che configura il reato attraverso due condotte distinte: l’intermediazione illecita e lo sfruttamento vero e proprio.

Gli strumenti di prevenzione e controllo favoriscono la corretta gestione dei rapporti nelle catene di appalto, tutelando efficacemente sia i lavoratori che i committenti, anche attraverso le tutele civilistiche che prevedono il risarcimento dei danni basato sulla differenza tra quanto effettivamente percepito e quanto dovuto secondo il contratto collettivo applicabile.

L’obiettivo primario è salvaguardare la legalità, dimostrando che lo spirito di compliance e la collaborazione tra operatori specializzati rappresentano una risorsa fondamentale per affrontare le conseguenze giuridiche ed economiche dell’intermediazione illecita, considerando che lo sfruttamento si riconosce attraverso indicatori oggettivi quali retribuzioni difformi da quelle previste, violazioni delle norme di sicurezza e condizioni lavorative degradanti.

In questi casi emerge chiaramente la sistematicità del fenomeno: le imprese più strutturate devono implementare controlli efficaci per evitare illeciti, mantenere la compliance normativa e favorire la trasparenza operativa, anche condividendo standard e obiettivi comuni.

La mancata applicazione di tali argomentazioni ha portato alla stabilizzazione di lavoratori coinvolti, con una giurisprudenza che riconosce sempre più frequentemente la riqualificazione dei rapporti di lavoro.

Attualmente è possibile attuare sistemi di prevenzione “classici”, anche se non sempre adeguatamente coordinati.

In Italia sono state accertate violazioni significative nel settore, con migliaia di lavoratori coinvolti secondo i dati forniti dall’INL. Il sistema normativo consente anche l’adozione di misure cautelari quali la sospensione dell’attività e il sequestro preventivo dei beni aziendali.

Il settore della logistica ha subito in modo particolare le conseguenze delle pratiche illecite, per la sua vulnerabilità strutturale. È essenziale valutare attentamente l’autonomia effettiva dei contraenti e la reale titolarità del potere direttivo.

Questo scenario ha spinto le autorità competenti a sviluppare metodologie investigative innovative per individuare reti di società prive di autonomia, aggregate specificatamente per eludere i controlli e fornire manodopera a basso costo, compromettendo taluni diritti fondamentali dei lavoratori.

È atteso un ulteriore intervento normativo finalizzato a rafforzare il controllo delle catene di subappalti, rendere maggiormente efficaci gli strumenti di prevenzione e consolidare il sistema sanzionatorio, con l’introduzione di misure più incisive per scoraggiare definitivamente gli illeciti.

Gli strumenti di contrasto agli appalti illeciti possono essere predisposti prevedendo un “sistema su misura”, adattabile alle diverse realtà produttive che intendono operare nella legalità. Con i giusti interventi normativi, potranno affermarsi come nuovo modello di gestione del lavoro, più trasparente e responsabile.

Il sostegno e l’assistenza di professionisti specializzati risulta, a mio parere, in conclusione, fondamentale per implementare sistemi di compliance efficaci e valutare accuratamente i profili di rischio nei subappalti.

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23/05/2024 @RIPRODUZIONE RISERVATA – Attività Non-Core: Rischi e Soluzioni – GF LEGAL